Vai al contenuto
← News ICBD

LIBERTA’ DI SCEGLIERE

30/03/2026

L’antitrust nasce per una ragione semplice: impedire che un solo soggetto possa decidere da solo regole, accesso, valore economico e opportunità in un intero settore. Quando il monopolio viene limitato, tutto il comparto privato migliora: aumenta la concorrenza, si alza la qualità, si riducono le rendite di posizione, si aprono spazi per l’innovazione e si riconosce finalmente il diritto di esistere anche a modelli alternativi, purché seri, tracciabili e responsabili.

Questo principio, valido in ogni settore, potrebbe portare grandi benefici anche nel mondo cinofilo, se applicato correttamente. Oggi è fondamentale capire un punto: chiedere pluralità non significa creare confusione. Significa riconoscere che, accanto al sistema FCI, possano esistere realtà alternative come la WDF World Dog Federation, con propri registri, propri standard, propri controlli e pari dignità giuridica e operativa. Nessuno chiede il reciproco riconoscimento né la fusione dei registri. Al contrario: ogni organizzazione manterrebbe i propri archivi separati, e le razze non riconosciute dalla FCI avrebbero finalmente un registro autonomo, senza mescolarsi ai registri nazionali FCI.

I benefici economici sarebbero enormi. Un sistema aperto e non monopolistico favorisce più investimenti, più allevamento qualificato, più servizi, più eventi, più lavoro per professionisti del settore, più opportunità per allevatori onesti e più libertà di scelta per famiglie e appassionati. Dove c’è concorrenza sana, cresce il valore reale del mercato, non quello imposto da una sola struttura dominante.

Ci sarebbero poi vantaggi decisivi sul piano della selezione controllata. Riconoscere registri alternativi significa ampliare la base genealogica monitorata, valorizzare linee selettive oggi escluse, documentare meglio provenienze e caratteristiche, e costruire percorsi seri anche per popolazioni canine oggi lasciate ai margini solo perché non rientrano in un circuito unico. Più controllo vero, non meno controllo.

Anche il contrasto all’importazione illecita potrebbe rafforzarsi. Quando un sistema lascia fuori intere tipologie canine o interi allevatori seri, il rischio è che il mercato si sposti nell’ombra. Invece, dare strumenti ufficiali, registri trasparenti e canali alternativi regolari aiuta a far emergere il sommerso, rende più facile tracciare i cani, verificare origini e responsabilità, e colpire davvero chi commercia illegalmente.

Infine, c’è il tema dell’integrazione delle razze oggi non riconosciute. Una cinofilia moderna non deve avere paura della diversità, ma governarla con regole chiare. Se una razza non è riconosciuta dalla FCI, questo non dovrebbe significare assenza di diritti, assenza di registro o assenza di tutela. Dovrebbe significare solo che segue un percorso diverso, in un sistema diverso, con identità distinta e dignità pari.

Il punto, quindi, non è togliere qualcosa a qualcuno. È garantire uguali diritti, libera concorrenza, trasparenza, tracciabilità e rispetto per tutte le realtà cinofile serie. Un mercato aperto non distrugge la qualità: la seleziona meglio. E una cinofilia più pluralista non indebolisce i registri esistenti: li affianca, li distingue e rende l’intero settore più giusto, più forte e più moderno.